Un trionfo vista mare, la Costa Azzura si tinge di Rossa.

Il GP di Montecarlo come sempre ha detto poco sui valori tecnici, visto che a su queste coste le gare si decidono praticamente in Qualifica, quella sì che ha regalato momenti esaltanti.  Tanti piloti in lizza e tutti racchiusi in un fazzoletto di pochissimi decimi, alla fine la spunta il pilota di casa: Charles Leclerc parte davanti a tutti ed il successo alla domenica non glielo toglie nessuno.

Il monegasco sfata un tabù, quello di un pilota che nonostante ottime prestazioni sul circuito salotto di casa sua, non era mai riuscito ad avere una prestazione in gara degna del suo talento.  Alla fine è stato un tripudio di emozioni da parte di tutti, è proprio il caso di dire “ci voleva proprio”.

Ci voleva perché se andiamo ad analizzare i fatti troviamo un Leclerc cambiato rispetto alle prestazioni degli scorsi anni, veloce lo è sempre stato, ma spesso incostante ed incline all’errore.

Quest’anno è diverso, ha cambiato approccio e risulta essere il pilota più consistente di tutta la griglia: sempre piazzato nei primi quattro in tutte le gare disputate fino ad ora.

Bisogna abituarsi a competere per le zone alte della classifica, questo è il modo migliore: insieme all’arrivo del suo nuovo ingegnere di pista il successo sulla pista di casa potrebbe rappresentare un upgrade davvero interessante, come un calciatore che fa gol dopo un periodo di astinenza durato troppo tempo.

In genere ci si sblocca e tutto diventa più facile, vincere dà sicurezza in se stessi e tutto ciò fa ben sperare per il prossimo futuro.

La competizione in pista non fa testo, ma va comunque fatto un plauso ai piloti che per tre giorni hanno avvicinato sempre di più il loro limite guidando su un tracciato che non perdona il minimo errore, quello di Kevin Magnussen tra l’altro più imperdonabile di altri.

Dopo la ripartenza, la medaglia d’oro va data ai commissari di percorso monegaschi che hanno ripristinato la sicurezza in un tempo molto breve.  La corsa di Montecarlo la si critica per molte cose, ma alla fine ci si dimentica che se ciò che è avvenuto a Monaco fosse accaduto su un circuito come Baku nella zona del castello, forse la gara sarebbe ripresa il giorno dopo.

Abbiamo visto una condotta di gara più da Formula 2 che da F1, con tempi di 7 secondi più alti rispetto ai giorni precedenti, tutto perché l’input “Tyres Management” è diventato l’ABC della gestione auto da corsa in Formula 1, finché non si rivedranno alcuni capitoli del regolamento tecnico sarà spesso così.

Una processione che, come scritto in precedenza, non ha detto molto; chi avesse voluto superare chi lo precedeva avrebbe dovuto avere un passo gara nettamente superiore, ma come averlo in una fase di gestione durata 76 giri.

Bella la prestazione di Oscar Piastri che chiude secondo un Gran Premio che per essere concluso a questi livelli, merita un concentrato di esperienza paragonabile solo a quanto si vede in poche altre gare.  Il margine di miglioramento dell’australiano è molto ampio, le caratteristiche del campione ci sono, ci vorrà tempo ed è anche giusto così, lo vedremo spesso lì davanti a battagliare.

Carlos Sainz in formato scudiero ha dimostrato di avere un temperamento eccellente, ha gestito, ha rischiato ma non troppo e ha portato un risultato a casa che mette la Scuderia Ferrari in una posizione di classifica costruttori davvero insperata, specialmente se si pensa alle prime uscite di stagione.

Da vero ragioniere è stata la gara di George Russell, che chiude lontano dai primi quattro ma che è stato cinico, ha capito che con quelli davanti non poteva battagliare, e con pneumatici a mescola media si è costruito un passo che gli ha permesso di non fermarsi e chiudere in quinta posizione.

A Montecarlo si scopre il segreto di Pulcinella, anche la RedBull ha delle lacune, non digerisce infatti alcune tipologie di tracciati e Monaco era uno di questi.  Il Campione del Mondo in carica ha detto più volte che non si è assolutamente divertito, aveva a che fare con una monoposto poco guidabile, ma comunque ha preso il massimo risultato possibile per lui. Avrà sicuramente voglia di tornare a guidare il plotone tra quindici giorni a Montreal.

Lewis Hamilton ha battagliato con Max per il giro più veloce della corsa, l’ha spuntata il britannico con 1’14″165, tra l’altro ultimo pilota a vedere la bandiera a scacchi apieni giri.

Gli altri raccolgono le briciole, d’altronde se 4 top team piazzano il loro 2 piloti in gara seguendo i valori espressi in pista tra i primi 10, c’è poco da fare, le prime otto posizionidella graduatoria possono risultano già assegnate.

Per la Visa Cash App RB i punti di Yuki Tsunoda sono oro colato, altrettanto quelli di Alex Albon e la Williams, e di Pierre Gasly sull’unica Alpine al traguardo dopo l’inverecondo ciocco fratricida al via.

Sauber/Audi vuole diventare grande, magari lo sarà, ma queste non sono le basi giuste per attrarre qualche pilota o ingegnere di primo piano, la squadra ha la necessità di crescere, ha bisogno di scrollarsi da quello zero in classifica costruttori.

RedBull ha certamente qualche gatta da pelare, Ferrari e McLaren vogliono qualcosa in più rispetto al ruolo di “primi degli inseguitori”, la Mercedes anela a tornare stabilmente nelle posizioni che contano e probabilmente lo farà; aspettiamo con pazienza il Canada, quindici giorni e sapremo qualcosa in più.

Scritto da Alessandro Rossi

Foto: Copertina XPB/NextGen – ©HasanBratic

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