AstonMartin Valkyrie LMH LeMans24 2025

La Valkyrie era attesa alla LeMans24 al debutto nella classe Hypercar dopo i primi 3 round stagionali con una prestazione ovviamente non ancora a livello dei grandi, il banco di prova che può costituitr una 24 Ore come quella de La Sarthe è immenso e probante; AstonMartin ha scommesso sul progetto V12 non ibrido che al momento sembra non dare ancora i frutti sperati, ma la base di partenza sembra interessante, e per ora il primo tassello sulla lista di cose da fare è spuntato: affidabilità.

Il sound della Vakyrie ha ipnotizzato tutti ma non basta

Diciamoci la verità, un buona parte del fascino di questa Hypercar è dato dal caratteristico sound, che richiama chi ha vissuto anni nel motorsport a veder riaffiorare la pelle d’oca, e ciò per chi non l’ha provato in pista, resta un mistero intendere cosa significhi quando ti passano accanto 20 vetture con motori V10 – V12: è pura magia. L’altra parte del fascino del progetto britannico è data dalle forme disegnate da uno che di aerodinamica ne sa qualcosa, Adrian Newey; la Valkyrie non è solo una vettura ma è un concentrato di aerodinamica da svezzare, forme modellate dal vento.

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Ma finita la favola e terminato di sognare, trattasi di un progetto che mostra carenze soprattutto nel bilanciamento della vettura, e sull’anteriore ancora molto instabile sia in ingresso curva ed anche in frenata; inoltre la base meccanica dell’asse anteriore dev’essere ancora affinata.

Se negli appuntamenti precedenti alla LeMans24 l’AstonMartin non aveva fatto brillare la propria LMH, sul circuito della Loira si sono viste prestazioni interessanti,vero era la vettura con un BoP più favorevole, ma almeno là qualche incremento di performance si è notato.

Probabile che alla fine di questa stagione porteranno o per la prossima porteranno aggiornamenti con l’utilizzo di un Token, ma quello che sarà interessante constatare sarà lo sviluppo e la crescita del prototipo.
La prossima tappa in Brasile potrebbe presentare un tracciato fin troppo complesso per questa vettura, in questa fase di sviluppo e crescita, forse migliori risposte arriveranno ad Austin, e vedremo al Fuji ed in Bahrain come si comporterà.

Ibrido o non ibrido questo è il dilemma

L’incognita più grande di questo progetto è l’assenza di una componente ibrida, il che la mette in una posizione sì di non aver limitazioni col BoP, (riguardo proprio questa componente), ma dall’altra e grande parte l’assenza di un apporto in fase soprattutto di rigenerazione, frenata che contribuirebbe a migliorare diversi aspetti della gestione della macchina, potrebbe segnare l’evoluzione decisiva di questo progetto.

I rumors nel paddock di LeMans non parlano di un passaggio o meglio l’aggiunta del motore ibrido, ma sappiamo bene che se si vuol crescere nel mondo delle corse e non solo, bisogna investire e portare avanti un progetto.

Ovviamente il motore V12 andrebbe totalmente rivisto, il suo peso come detto in apertura contribuisce a portare ad avere un anteriore che sembra scarico, quasi come se la distribuzione pesi sia ancora da migliorare, e non basta un aerodinamica solida serve avere un stabilità meccanica importante per poter lavorare sul consumo gomma per performare durante gli stint.

Sicuramente l’avventura di AstonMartin con la Valkyrie non può essere una mera mossa di marketing per portare in gara una vettura nata stradale, evoluta per la pista e per le corse endurance è la buona e vecchia cara espressione di quando i limiti dell’ingegneria e delle tecnica si mettono al servizio dell’uomo per poter cercare di superare le barriere.

Rumors ulteriori raccontano di un possibile avvicinamento di Lance Stroll al gruppo dei drivers della verdona, lasciando quindi il volante in F1 ad altri, chissà se migliori del canadese.

 

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