JapaneseGP fioriscono ciliegi e Ferrari?

JapaneseGP fioriscono ciliegi e Ferrari? Nel Paese del Sol Levante dove Honda cercherà in tutti i modi di mettere pezze e cavalli al disastroso avvio di stagione che tanto vibrare ed andare piano fa AstonMartin, il Cavallino Rampante vuole confermare quanto di buono sciorinato nelle prime 2 uscite stagionali. Lo scatto alla partenza è graffiante, Ferrari riesce a sopravanzare la concorrenza, ma col passare delle tornate gli avversari si fanno forti di una migliore gestione in gara delle power units, Mercedes ha portato a casa 3 vittorie su altrettanti Gran Premi e Sprint, Russell ed Antonelli hanno monopolizzato il gradino più alto del podio e condotto senza troppi patemi al successo la squadra di Totone Wolff.

Ma Hamilton e Leclerc sbattendo le ali al ritmo della Macarena sin sono dimostrati bellicosi e scattanti, nel weekend nipponico vogliono concretizzare le belle prestazioni, mentre dispute e polemiche continuano tra rivali con la lente d’ingrandimento posta su ali, benzina e combustione in casa Mercedes. Purtroppo, come paventavo tempo fa, ste nuove regole, zone grigie ed una Formula Uno ben lontana da quella di una volta rischia di incartarsi e di allontanare gli appassionati, che vorrebbero vedere belle sportellate sull’asfalto e meno chiacchiere.

Chi deve invertire subito la rotta è McLaren, con le batterie scarichissime dopo la Cina e con un Piastri che incredibilmente non ha ancora corso 1 metro nelle gare 2026; e quanti hanno apprezzato vedere 4 piloti 4, e soprattutto i due Papaya Boys non vedere il semaforo verde di Shanghai per un bell’assortimento di non ben definiti guasti? Suvvia, mai o praticamente da tempi immemori non assistevamo a siffatta debacle che rende poco serio questo inizio di era elettro-combustiva fifty fifty.

Anche il parlantino e lamentoso Verstappen vorrebbe poter contare su una RedBull maggiormente performante, lontane le prestazioni arrembanti del 4 volte iridato, l’unità motrice by Ford male non va, possibile i problemi alla monoposto siano maggiormente legati all’aerodinamica orfana di Newey.

Il quale, riconfermato per ora come Team Principal nonostante l’ipotesi Wheatly che ha abbandonato Audi dopo qualche mese con i germanici, deve dedicarsi al suo ruolo più importante, quello di deus ex machina per far camminare le verdi macchine, anche se al momento i guai sono sotto il cofano. Si corre sulla pista della Honda, l’harakiri verde vorrebbe essere evitato, ma in AstonMartin l’aria che spiffera non è delle migliori: unica lieta novella la paternità di Nando Alonso, assente domani causa erede in arrivo, chissà se i geni, non scemi, saranno gli stessi per il pargolo dell’asturiano.

Secondo gli ingegneri del gruppo Brembo, che lavorano a stretto contatto con tutti i team di Formula 1, il Suzuka Circuit, da 5,807 km di lunghezza, rientra nella categoria dei circuiti scarsamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5, gli è stato assegnato un indice di difficoltà pari a 1, poichè in un giro i piloti di Formula 1 usano i freni per poco più di 9 secondi, pari a circa il 10 per cento dell’ utilizzo complessivo in gara, uno dei valori più bassi del campionato. Delle 4 frenate solo una è della categoria Hard, 2 sono Medium e la restante è Light.

Dalle simulazioni effettuate, la curva più dura del Suzuka Circuit per l’impianto frenante è la 16, perché i piloti di Formula 1 si trovano a decelerare da 283 km/h a 104 km/h. Per l’intera operazione servono 2,81 secondi con un carico sul pedale del freno di 99 kg. Nel frattempo, le monoposto percorrono 135 metri e i piloti sono sottoposti a 3,7 g di decelerazione. La potenza frenante è di 1.413 kW.
Scritto daAlessandro Sala
Foto:©Nobu, Via Hasan Bratic
Infografiche:©PirelliMotorsport, ©BremboMotorsport

